Benchmark Finanziario – In Cosa Consiste

Il benchmark è un termine di riferimento utilizzato per confrontare il rendimento di uno strumento finanziario, o di un portafoglio di strumenti finanziari, con una performance ideale predisposta da terzi soggetti sulla base delle potenzialità che gli stessi strumenti finanziari o il portafoglio degli stessi strumenti finanziari dovrebbero essere in grado di esprimere durante un arco temporale previsto, generalmente pari a un anno solare.

Stando alla definizione che abbiamo utilizzato in apertura di questo breve approfondimento, il benchmark dovrebbe divenire una sorta di “bussola” in grado di guidare l’investitore nel conseguimento di un risultato atteso. Il benchmark diventa di fatti un obiettivo potenziale che lo strumento finanziario “dovrebbe” conseguire in un periodo di tempo delimitato.

Risulta essere a questo punto che sorgono, tuttavia, i principali problemi interpretativi. Il benchmark viene infatti realizzato da soggetti terzi rispetto, ad esempio, al gestore del fondo, e la sua costruzione avviene sulla base di analisi e parametri scelti di volta in volta in maniera parzialmente soggettiva.

Anche ignorando le sopravvenienze che potrebbero accadere nel corso del periodo di tempo esaminato, ne consegue che molto spesso i benchmark pongono degli obiettivi sensibilmente differenti dalle reali potenzialità degli strumenti finanziari, con la conseguenza di deprimere i confronti tra le attese e quanto concretamente verificato.

Nonostante il suo semplice valore indicativo, il benchmark è divenuto un elemento obbligatorio all’interno del prospetto informativo di un fondo comune di investimento, stando a quanto voluto dalla Consob.

Da quanto sopra emerge, pertanto, la volontà da parte della Commissione di rendere maggiormente trasparente l’offerta dei fondi, e stimolare nel contempo la prestazione degli stessi gestori degli strumenti finanziari.

Come Scegliere Azioni da Comprare

Comprare azioni in Borsa è un’operazione davvero molto semplice. Risullta essere sufficiente disporre di un deposito titoli acceso presso un intermediario abilitato (ad esempio, una banca), e immettere nel mercato regolamentato gli ordini di acquisto o di vendita mediante servizi di trading online, o rivolgendosi al “tradizionale” ufficio dello stesso intermediario. Più difficile è invece scegliere le azioni di Borsa che si rivelino redditizie per i nostri fini, andando così a selezionare il titolo sul quale valga o meno la pena di scommettere.

Per prima cosa, cerchiamo di orientarci all’interno del mercato di Borsa italiana. Il mercato MTA (MTA sta per Mercato Telematico Azionario) è diviso in diversi segmenti. Sulla base di una recente attività di semplificazione, il numero di comparti si è fortemente ridotto, lasciando tra i principali sono lo STAR , dedicato alle medie imprese con una capitalizzazione tra i 40 milioni di euro e il mercato di euro; in precedenza, un altro comparto di riferimento era il Blue Chip, che racchiudeva al suo interno solamente le società con un’altissima capitalizzazione di Borsa.

Gli indici di Borsa

Una delle ragioni che sottostanno alla “scomparsa” di alcuni comparti è data dalla ricca presenza di indici, tra i quali selezionare l’azione da comprare. I principali sono il MIB (i 40 titoli più liquidi e capitalizzati in Borsa), il Mid Cap, lo Small Cap (azioni di piccola capitalizzazione), il Micro Cap (le azioni al di fuori degli altri listini), l’All Share (rientrano tutti gli elementi del MIB, del Mid Cap e dello Small Cap) e lo STAR (comprende le azioni appartenenti al segmento omonimo).

Non tutti sanno che in Borsa italiana è possibile acquistare delle azioni emesse da società di diritto estero, già negoziate in altri mercati regolamentati comunitari. Il comparto di Borsa che permette tale esercizio di compravendita è l’MTA International, che amplia così le possibilità di impiego da parte dell’investitore italiano. Ammesse alle negoziazioni sull’MTA International sono tutte le società che, in seguito al mutuo riconoscimento, hanno già quotato altre azioni su un mercato estero riconosciuto da almeno 18 mesi. Tali società non dovranno nemmeno presentare alcun prospetto informativo a Borsa italiana, con una procedura di quotazione che appare così davvero snella.

Insider Trading – In Cosa Consiste

Il benchmark è un termine di riferimento utilizzato per confrontare il rendimento di uno strumento finanziario, o di un portafoglio di strumenti finanziari, con una performance ideale predisposta da terzi soggetti sulla base delle potenzialità che gli stessi strumenti finanziari o il portafoglio degli stessi strumenti finanziari dovrebbero essere in grado di esprimere durante un arco temporale previsto, generalmente pari a un anno solare.

Stando alla definizione che abbiamo utilizzato in apertura di questo breve approfondimento, il benchmark dovrebbe divenire una sorta di “bussola” in grado di guidare l’investitore nel conseguimento di un risultato atteso. Il benchmark diventa di fatti un obiettivo potenziale che lo strumento finanziario “dovrebbe” conseguire in un periodo di tempo delimitato.

Risulta essere a questo punto che sorgono, tuttavia, i principali problemi interpretativi. Il benchmark viene infatti realizzato da soggetti terzi rispetto, ad esempio, al gestore del fondo, e la sua costruzione avviene sulla base di analisi e parametri scelti di volta in volta in maniera parzialmente soggettiva.

Anche ignorando le sopravvenienze che potrebbero accadere nel corso del periodo di tempo esaminato, ne consegue che molto spesso i benchmark pongono degli obiettivi sensibilmente differenti dalle reali potenzialità degli strumenti finanziari, con la conseguenza di deprimere i confronti tra le attese e quanto concretamente verificato.

Nonostante il suo semplice valore indicativo, il benchmark è divenuto un elemento obbligatorio all’interno del prospetto informativo di un fondo comune di investimento, stando a quanto voluto dalla Consob.

Da quanto sopra emerge, pertanto, la volontà da parte della Commissione di rendere maggiormente trasparente l’offerta dei fondi, e stimolare nel contempo la prestazione degli stessi gestori degli strumenti finanziari.

Come Difendere Risparmi dalla Crisi

Diciamolo chiaramente: i tempi non sono proprio quelli adatti per investire in maniera serena. I titoli da cassettisti sono spariti, gli alti rendimenti sui titoli del debito sovrano sono fortemente attraenti, ma espongono gli investitori a temuti rischi di insolvenza nazionale. Le obbligazioni delle grandi corporate traballano, e i conti deposito sembrano essere uno dei pochi approdi relativamente certi.

Ma come difendere i propri risparmi dalla crisi, e trovare margini di guadagno? Analizziamo tre differenti scenari.

Scenario positivo: l’euro si salva, l’Unione Europea si rafforza con una più solida struttura fiscale, nessun Paese finisce in default.
Il primo dei tre scenari è, chiaramente, quanto vorremmo si realizzasse sul breve termine. Immaginiamo una situazione nella quale l’Italia possa uscire repentinamente dalle difficoltà: in questo caso sarebbe sufficiente ponderare adeguatamente gli investimenti nel nostro Paese, acquistando titoli di Stato a medio lungo termine, che avranno certamente rendimenti ancora attraenti.

In particolare, è possibile acquistare un quinto dei propri risparmi in un titolo inflation linked, che potrebbe garantire maggiori guadagni nelle ipotesi (probabili, in questo scenario) di incremento dell’inflazione in maniera sostenuta, entro un quinquennio.

La restante quota (immaginiamo, un pò meno della metà), potrebbe essere investita in titoli europei: una prevalenza può essere attribuita alle obbligazioni governative dei Paesi dell’eurozona, anch’essi salvi dalle attuali turbolenze; un’altra parte può invece essere indirizzata verso le obbligazioni delle grandi imprese.

E per le azioni? Nell’ipotesi di una uscita dalla crisi, è meglio buttarsi con cautela nel settore finanziario. I titoli degli istituti di credito, e dei comparti direttamente collegati, sono stati i principali penalizzati dalle difficoltà: logico pertanto attendersi rimbalzi importanti delle quotazioni.

Scenario intermedio: la situazione di instabilità prosegue, con una spaccatura ulteriore dell’Europa a due velocità.
E’ lo scenario nel quale ci stiamo lentamente indirizzando: le instabilità finanziarie proseguiranno nel lungo periodo, con una selezione dei componenti dell’Eurozona. Il rischio significativo è che qualche nazione membro possa essere lasciato indietro. Augurandoci che l’Italia non sia in coda.

Ma cosa fare in questo scenario? La ricerca della migliore diversificazione è d’obbligo: è possibile proseguire nell’acquisto di titoli di Stato, con una parte bilanciata dedicata all’acquisto di fondi e titoli puntuali di altre Borse extra europee. I listini dei mercati emergenti stanno soffrendo meno le difficoltà internazionali, e sono ancora oggi fabbrica di ottime occasioni.

Se invece non si vuole andare al di fuori del vecchio Continente, è possibile continuare a scommettere su quelle che sono le locomotive europee, contraddistinte ancora oggi da un rating elevatissimo: bond di Austria, Germania e Olanda garantiscono una solvibilità quasi certa.

Scenario negativo: l’euro muore, e gli Stati più deboli falliscono, innescando una catena di default multipli.
Se l’euro muore, la soluzione per investire (e guadagnare) è una: uscire fuori dall’Europa prima che sia troppo tardi. Pertanto, è probabile che se la situazione dovesse peggiorare, trascinandosi dal secondo al terzo scenario, masse straordinarie di investimenti verranno indirizzate verso gli Stati Uniti, il Canada, e l’Australia.

Una investimento complessivo potrebbe pertanto essere costruito bilanciando da una parte i titoli dei mercati extra europei “maturi”, e dall’altra quelli dei mercati maggiormente emergenti.

Conservare inoltre una parte del proprio patrimonio (non superiore al 10% – 15%) verso le materie prime e i metalli preziosi.

Investire in Buoni Fruttiferi Postali

I Buoni Fruttiferi Postali sono dei titoli che vengono emessi dalla CDP (la Cassa Depositi e Prestiti), con garanzia dello Stato Italiano. Come desumibile dal nome di questi prodotti finanziari, l’ente collocatore è rappresentato da Poste Italiane. Cerchiamo di capire quali sono le principali caratteristiche di questi strumenti di risparmio, e di comprendere quanto può renderci un investimento nei Buoni.

Sottoscrizione e rimborso

La sottoscrizione dei Buoni Fruttiferi Postali può essere effettuata in qualsiasi Ufficio Postale. Così come l’avvio del rapporto, anche il rimborso dei Buoni può essere richiesto in qualsiasi Ufficio, senza il pagamento di alcuna commissione o spesa, eccezion fatta per gli oneri fiscali. La sottoscrizione – ma solo per i correntisti di BancoPostaOnline – è effettuabile altresì tramite procedura online. Il rimborso è garantito, con restituzione del capitale investito e degli interessi maturati.

I Buoni Fruttiferi Postali ordinari

I tradizionali (ma non gli unici, come vedremo presto) Buoni Fruttiferi Postali sono quelli “ordinari”. Il rendimento di tali Buoni è predeterminato nel momento della sottoscrizione del contratto, con un tasso di interesse nominale crescente sulla base del periodo di possesso. La remunerazione oscillerà pertanto dall’1,25% (lordo) corrisposto al termine del primo anno, al 5% (lordo) per il ventesimo anno. Per conoscere in tempo reale i rendimenti dei Buoni ordinari, c’è a disposizione una pagina (questa) sul sito di Poste Italiane.

Altre tipologie di Buoni

Oltre ai Buoni Fruttiferi Postali ordinari, esistono nuove tipologie di titoli similari. Vi sono pertanto i BFP Diciottomesi, della durata massima di un anno e mezzo, con rendimento fisso crescente. Vi sono poi i Buoni dedicati ai minori, con un orizzonte temporale di maggior respiro. Inoltre, esistono i Buoni con rendimenti non predeterminati, poichè indicizzati all’inflazione o alla scadenza.