Fac simile ricorso ex art. 747 c.p.c

Il ricorso ex art. 747 c.p.c. è l’atto con cui si chiede al giudice l’autorizzazione a compiere determinati atti di disposizione sui beni ereditari, nei casi previsti dalla legge. È utilizzato, in particolare, quando l’eredità è stata accettata con beneficio d’inventario e occorre ottenere l’autorizzazione per alienare beni dell’eredità.

Compilarlo in modo chiaro e completo è importante perché consente al giudice di comprendere la richiesta e valutarne i presupposti, tenendo conto degli interessi coinvolti. L’esposizione precisa dei fatti e delle ragioni della domanda può inoltre ridurre il rischio di richieste di chiarimenti o ritardi.

Come scrivere ricorso ex art. 747 c.p.c

Il ricorso previsto dall’art. 747 c.p.c. è l’atto con cui si chiede l’autorizzazione a vendere uno o più beni ereditari. Non è una domanda generica per mettere in vendita un bene: deve permettere all’autorità competente di verificare chi chiede l’autorizzazione, a quale successione appartiene il bene, perché la vendita è opportuna e a quali condizioni si intende effettuarla. La disciplina applicabile e l’autorità a cui rivolgersi possono dipendere dalla situazione concreta, in particolare dalla presenza di minori o di persone sottoposte a misure di protezione e dal modo in cui l’eredità è stata accettata.

Nell’intestazione si indica l’autorità competente e si precisa che l’atto è un «ricorso per autorizzazione alla vendita di beni ereditari ai sensi dell’art. 747 c.p.c.». In via ordinaria, la norma individua il tribunale del luogo in cui si è aperta la successione; il luogo di apertura coincide, di regola, con l’ultimo domicilio del defunto. Se i beni appartengono a minori o a persone interdette, l’art. 747 richiama l’intervento del giudice tutelare. La competenza va comunque verificata in relazione alle disposizioni vigenti e al caso specifico: oggi, per alcune autorizzazioni di volontaria giurisdizione, può essere prevista anche la possibilità di rivolgersi a un notaio, ai sensi dell’art. 21 del d.lgs. 149/2022. Non è quindi opportuno scegliere l’autorità soltanto in base al titolo del ricorso senza aver prima verificato quale procedura sia utilizzabile.

Il ricorso deve identificare con precisione chi lo presenta e spiegare a che titolo è legittimato a farlo. Vanno indicati nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, residenza o domicilio e, se rilevanti, la qualità di erede, esecutore testamentario, rappresentante legale o altro soggetto interessato. Quando il ricorrente è rappresentato da un avvocato, si riportano anche i dati del difensore e il domicilio digitale o l’indirizzo indicato per le comunicazioni, secondo le regole applicabili al deposito. Se agisce un genitore, un tutore o un amministratore di sostegno, occorre indicare la persona rappresentata, il titolo dei poteri esercitati e gli eventuali provvedimenti che li attestano. Se vi è un possibile conflitto d’interessi tra rappresentante e rappresentato, la circostanza va dichiarata e valutata, perché potrebbe rendersi necessaria una rappresentanza distinta.

La successione va descritta mediante i dati del defunto: generalità, codice fiscale, data e luogo del decesso e ultimo domicilio. È utile indicare la data in cui si è aperta la successione e riferire chi sono gli eredi conosciuti, specificandone i rapporti con il defunto e gli eventuali recapiti quando disponibili. Se esiste un testamento, si indica se è stato pubblicato e quale disposizione interessa la successione; se non risulta un testamento, si descrivono i fatti e i documenti su cui si fonda la successione legittima. Vanno inoltre riferiti, se pertinenti, gli atti di accettazione dell’eredità, l’accettazione con beneficio d’inventario, l’inventario, la nomina di un esecutore testamentario o di altri soggetti incaricati della gestione. Non basta scrivere che il bene «appartiene all’eredità»: è opportuno chiarire quale sia la posizione del ricorrente e quale documentazione la dimostri.

Il bene oggetto della richiesta deve essere descritto in modo da renderlo inequivocabile. Per un immobile si indicano indirizzo, Comune, dati catastali completi — foglio, particella o mappale e subalterno, se presente —, categoria e consistenza catastale, quota appartenente alla successione e titolo di provenienza. Se esistono comproprietari, usufrutti, servitù, ipoteche, pignoramenti, locazioni o altri diritti e vincoli, è opportuno segnalarli. Per beni diversi dagli immobili, come veicoli, partecipazioni o altri cespiti, si riportano gli elementi identificativi appropriati, ad esempio targa e numero di telaio, denominazione della società e quantità delle quote, oppure descrizione e caratteristiche del bene. Se si chiede di vendere solo una quota o una parte del patrimonio, va precisato con esattezza quale.

La richiesta deve esporre le ragioni per cui la vendita è necessaria o conveniente per l’eredità o per i soggetti tutelati. Non è sufficiente affermare in modo astratto che «la vendita è utile»: occorre spiegare, con fatti concreti, la situazione patrimoniale e le ragioni della scelta. Possono essere rilevanti, a seconda dei casi, l’esigenza di pagare debiti ereditari o spese documentate, i costi di manutenzione, il rischio di deperimento del bene, l’assenza di redditività, la difficoltà di conservare o amministrare il cespite oppure l’esistenza di un’offerta economicamente vantaggiosa. È opportuno indicare gli importi delle spese o dei debiti quando siano conosciuti, specificando a che cosa si riferiscono e allegando riscontri. Per un bene appartenente a un minore o a una persona protetta, la motivazione dovrebbe chiarire in particolare come la vendita tuteli i suoi interessi e che cosa si intende fare del ricavato, senza presentare tale destinazione come un obbligo uniforme se non deriva dal provvedimento o dalla disciplina applicabile.

Quanto alle condizioni della vendita, il ricorso dovrebbe essere concreto. Se esiste già una proposta d’acquisto, si indicano l’identità del proponente, il prezzo offerto, la durata o la scadenza della proposta, le modalità e i tempi di pagamento, le eventuali condizioni sospensive e ogni altro elemento essenziale. Se non vi è un acquirente già individuato, si può illustrare la modalità che si propone di seguire e chiedere che l’autorità stabilisca le condizioni ritenute opportune. È utile indicare il valore di mercato stimato, la data della stima e il criterio utilizzato; per gli immobili, una perizia o una valutazione professionale può rendere la richiesta più verificabile. Se si propone un prezzo minimo, va motivato e confrontato con la stima. Non esiste un prezzo minimo o una modalità di vendita identici per ogni ricorso: il provvedimento può fissare condizioni diverse da quelle proposte.

Le conclusioni devono formulare con chiarezza ciò che si chiede. Una possibile impostazione è: «si chiede che l’autorità voglia autorizzare la vendita del bene descritto nel ricorso, alle condizioni indicate, ovvero alle diverse condizioni ritenute opportune, e disciplinare la destinazione delle somme ricavate». La richiesta dovrebbe precisare, quando il caso lo consente, se si domanda di vendere a un acquirente già individuato, entro quale prezzo e con quali modalità. Si possono chiedere anche indicazioni sulla custodia o destinazione del ricavato, ad esempio il versamento su un conto intestato all’eredità o la disposizione delle somme secondo le indicazioni dell’autorità. Non è prudente inserire termini arbitrari come se fossero imposti dalla legge: se un’offerta scade o una vendita deve concludersi entro una certa data, si spiega il motivo e si chiede, se necessario, che la circostanza sia considerata nel provvedimento. Le condizioni e gli eventuali termini vincolanti saranno quelli stabiliti dall’autorità competente.

Se l’eredità è stata accettata con beneficio d’inventario, questa circostanza va dichiarata espressamente. La vendita può essere soggetta alle regole del codice civile sulla conservazione del beneficio e sulla liquidazione dei debiti ereditari; la procedura concreta dipende, tra l’altro, dalla natura del bene e dalla situazione dei creditori e dei legatari. Il ricorso dovrebbe quindi indicare lo stato della procedura, le autorizzazioni già ottenute, i debiti noti e gli eventuali consensi o atti richiesti nel caso specifico. Non si deve dare per scontato che la sola autorizzazione ottenuta su ricorso risolva ogni adempimento collegato alla vendita o alla liquidazione dell’eredità.

Gli allegati devono sostenere i fatti esposti, senza appesantire l’atto con documenti irrilevanti. In relazione al caso possono essere utili il certificato o l’estratto di morte, la documentazione sull’ultimo domicilio, il testamento e il verbale di pubblicazione, gli atti che provano la qualità di erede, la dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario e l’inventario, gli atti di provenienza del bene, le visure catastali e ipotecarie, la perizia o la valutazione, la proposta d’acquisto, i preventivi e le fatture relativi alle spese, i documenti sui debiti e i provvedimenti di nomina di tutori, amministratori o esecutori. Se il ricorso è presentato da un rappresentante, vanno prodotti i documenti da cui risultano i suoi poteri. La scelta degli allegati va commisurata ai fatti dedotti: per esempio, una perizia è particolarmente utile quando si chiede di vendere a un prezzo determinato, ma non è possibile considerarla in assoluto un requisito invariabile di ogni ricorso.

Un ricorso ben redatto mantiene distinti i fatti, le ragioni della vendita e le richieste conclusive. Le date devono essere riportate in modo coerente, gli importi accompagnati dall’indicazione della loro origine e i riferimenti catastali o documentali trascritti senza abbreviazioni ambigue. Se vi sono più eredi o soggetti interessati, è opportuno identificarli e indicare se hanno espresso un consenso o una posizione contraria, allegando le relative dichiarazioni quando disponibili; la necessità di informarli o acquisire il loro consenso dipende però dalla disciplina applicabile e dal provvedimento richiesto, e non va affermata come regola universale. Eventuali urgenze, contestazioni o incertezze sulla titolarità devono essere riferite con trasparenza, non omesse.

In chiusura si indicano luogo e data di redazione e si appone la firma del ricorrente o del difensore, secondo la forma e le modalità di deposito applicabili. Quando il ricorso è presentato in qualità di rappresentante, va chiaramente specificato per conto di chi si firma. Il deposito, l’eventuale assistenza necessaria di un avvocato, le comunicazioni agli interessati e gli adempimenti economici o telematici dipendono dalla procedura concreta e dalle regole dell’ufficio competente; conviene quindi verificarli prima del deposito. Un ricorso completo non si limita a chiedere l’autorizzazione, ma offre all’autorità gli elementi necessari per identificare la successione e il bene, valutare l’interesse della vendita e stabilire condizioni adeguate.

Modello ricorso ex art. 747 c.p.c

TRIBUNALE DI _____

Ricorso per autorizzazione all’alienazione di beni ereditari ai sensi dell’art. 747 c.p.c.

La parte ricorrente

Il/La sottoscritto/a , nato/a a il , codice fiscale , residente in , via/piazza , n. , nella qualità di ,

rappresentato/a e difeso/a dall’Avv. , codice fiscale , del Foro di , con studio in , via/piazza , n. , PEC _____, presso il cui studio elegge domicilio, come da procura alle liti allegata al presente ricorso,

premesso che

  • il/la sig./sig.ra , nato/a a il , codice fiscale , è deceduto/a in il ;
  • l’ultima residenza del/della de cuius era in , via/piazza , n. _____, luogo di apertura della successione;
  • la successione si è devoluta in forza di _____;
  • la parte ricorrente riveste nella successione la qualità di _____;
  • gli altri chiamati, eredi o soggetti interessati alla successione sono: _____;
  • l’eredità è stata accettata con beneficio d’inventario da in data , con dichiarazione ricevuta da e iscritta/trascritta presso in data , al numero ;
  • l’inventario è stato redatto in data da e depositato/iscritto presso in data ;
  • tra i beni compresi nell’asse ereditario figura il seguente bene: _____;
  • il bene è identificato come segue: _____;
  • la parte ricorrente intende procedere all’alienazione del bene mediante , alle condizioni di seguito indicate: ;
  • il prezzo o valore di alienazione proposto è pari a euro , oltre ;
  • il prezzo è congruo in considerazione di , come risulta da redatta/o da in data ;
  • l’alienazione è ritenuta necessaria e/o conveniente per le seguenti ragioni: _____;
  • la vendita è stata proposta da/acquirente individuato in , nato/a o costituito/a in il , codice fiscale/partita IVA , con sede o residenza in , via/piazza , n. , alle condizioni indicate in ;
  • la posizione degli altri eredi o interessati rispetto all’alienazione è la seguente: _____;
  • il ricavato dell’alienazione sarà _____;
  • alla data del presente ricorso, le passività ereditarie conosciute e gli eventuali creditori sono i seguenti: _____;
  • ogni ulteriore circostanza rilevante ai fini dell’autorizzazione è la seguente: _____.

    Tutto ciò premesso, la parte ricorrente

    chiede

    che l’Ill.mo Tribunale adito, ai sensi degli artt. 747 e 748 c.p.c., in camera di consiglio e sentito il Pubblico Ministero:

    1. voglia autorizzare ad alienare il bene ereditario descritto in ricorso, mediante , per un prezzo non inferiore a euro _____, alle condizioni indicate nel presente ricorso e/o secondo le ulteriori modalità ritenute opportune;
    2. voglia, ove necessario, determinare le modalità di alienazione e le condizioni cui subordinare l’autorizzazione;
    3. voglia disporre, ove ritenuto opportuno, le modalità di conservazione o deposito del ricavato dell’alienazione;
    4. voglia adottare ogni ulteriore provvedimento ritenuto opportuno.

      La parte ricorrente chiede, ove ritenuto necessario, che siano sentiti i seguenti interessati: _____.

      Documenti prodotti

    5. _____;
    6. _____;
    7. _____;
    8. _____;
    9. _____;
    10. _____;
    11. .

      Luogo , data

      Firma della parte ricorrente

      Firma dell’Avv.

      Procura alle liti

      Il/La sottoscritto/a , come sopra generalizzato/a, conferisce all’Avv. procura a rappresentarlo/a e difenderlo/a nel presente procedimento, con ogni facoltà di legge, ivi comprese quelle di proporre istanze, depositare documenti, farsi sostituire e nominare domiciliatari, nei limiti consentiti dalla legge.

      Luogo , data

      Firma della parte ricorrente

      È autentica

      Avv.


Fac simile ricorso ex art. 703 cpc

Il ricorso ex art. 703 c.p.c. è l’atto con cui si chiede al giudice tutela in materia di possesso, ad esempio per ottenere la reintegrazione dopo uno spoglio o far cessare molestie e turbative. Si utilizza quando si ritiene che un comportamento altrui abbia leso il possesso di un bene e si vuole chiedere un intervento giudiziario.

Compilarlo in modo chiaro e completo è importante per descrivere con precisione i fatti, indicare la tutela richiesta e permettere al giudice di valutare la situazione sulla base degli elementi forniti. Una ricostruzione ordinata aiuta inoltre a evitare omissioni o ambiguità che potrebbero rendere meno comprensibili le ragioni della domanda.

Come scrivere ricorso ex art. 703 cpc

Il ricorso previsto dall’art. 703 c.p.c. è lo strumento processuale per chiedere la tutela del possesso, principalmente mediante l’azione di reintegrazione in caso di spoglio e l’azione di manutenzione in caso di molestie o turbative. Non è, di regola, il mezzo per ottenere una decisione definitiva sulla proprietà del bene: ciò che conta è descrivere e provare la situazione di possesso o detenzione e il fatto che l’ha lesa. La domanda va quindi costruita intorno ai fatti concreti, senza limitarsi a sostenere di essere proprietari o a citare le norme.

Il ricorso si presenta al tribunale competente per il luogo in cui si trova l’immobile o il bene interessato; nelle cause possessorie la competenza è del tribunale, indipendentemente dal valore della controversia. L’intestazione indica perciò il tribunale adito, ad esempio “Al Tribunale di…”. Non si inserisce normalmente una data di udienza scelta dal ricorrente: nel procedimento possessorio è il giudice a fissare l’udienza e a stabilire, con il provvedimento iniziale, le modalità e i termini per la sua comunicazione o notificazione.

Nella parte iniziale vanno identificati con precisione il ricorrente e la persona contro cui si propone la domanda. Per una persona fisica sono normalmente indicati nome e cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale e residenza o domicilio. Per una società o altro ente occorre indicare denominazione, codice fiscale o partita IVA, sede e, se pertinente, la persona che lo rappresenta. È utile riportare anche gli indirizzi di posta elettronica certificata disponibili e gli altri dati necessari alle comunicazioni processuali. Se vi sono più persone coinvolte, occorre spiegare quale condotta viene attribuita a ciascuna e perché la domanda è rivolta contro di loro.

Il ricorso viene sottoscritto dall’avvocato che assiste la parte, salvo i casi in cui la legge consenta un diverso regime di difesa. Occorre quindi indicare il difensore, il suo codice fiscale e i recapiti professionali, compreso l’indirizzo PEC, e allegare la procura alle liti se non è già conferita con una modalità che la incorpora nell’atto. La procura è sottoscritta dal cliente secondo le forme ammesse. La firma del ricorrente in calce al ricorso non sostituisce, di regola, la sottoscrizione del difensore.

Dopo l’identificazione delle parti è opportuno precisare subito che si tratta di un ricorso possessorio ai sensi dell’art. 703 c.p.c. e indicare se si chiede la reintegrazione nel possesso oppure la manutenzione. La scelta dipende dai fatti, non dall’etichetta utilizzata dalla parte. La reintegrazione, collegata all’art. 1168 c.c., riguarda lo spoglio, cioè la privazione del possesso realizzata in modo violento o clandestino. La manutenzione, prevista dall’art. 1170 c.c., riguarda invece le molestie o turbative che ostacolano o riducono il godimento del possesso senza privare del tutto il ricorrente della disponibilità del bene. Se si invocano entrambe le forme di tutela, va spiegato con chiarezza quali fatti giustificano ciascuna domanda e in quale rapporto sono formulate.

La descrizione del possesso deve essere concreta. Occorre spiegare da quando il ricorrente esercita il potere di fatto sul bene, con quali modalità e attraverso quali atti: per esempio l’uso abituale di un accesso, la coltivazione o manutenzione di un terreno, l’occupazione di locali, la custodia o la gestione di un bene. Quando la domanda riguarda un immobile, è utile indicare indirizzo, Comune, dati catastali disponibili e, soprattutto, la parte materialmente interessata. Se si discute di un passaggio, di una porzione di terreno, di un locale o di un accesso, la descrizione deve consentire di capire esattamente dove si trovi e quale uso ne veniva fatto. Una planimetria o una mappa possono aiutare, ma i dati catastali da soli non dimostrano il possesso né sostituiscono la narrazione dei fatti.

Il ricorso deve poi ricostruire l’episodio contestato in modo ordinato e preciso. Per lo spoglio si descrivono le azioni che hanno privato il ricorrente del possesso, chi le ha compiute, quando sono avvenute e in che modo, precisando, se rilevante, perché lo spoglio sarebbe stato violento o clandestino. Per la molestia si indicano le condotte che hanno ostacolato o reso più difficile il possesso, la loro frequenza o durata e gli effetti pratici sul bene. Espressioni generiche come “il resistente impedisce il godimento” sono poco efficaci se non sono accompagnate da circostanze verificabili: è preferibile specificare, ad esempio, se è stato cambiato un lucchetto, installata una barriera, chiuso un varco, occupata una porzione o impedito un determinato accesso.

Le date hanno particolare importanza perché le azioni possessorie sono soggette a un termine annuale. Per la reintegrazione, la domanda va proposta entro un anno dallo spoglio; se questo è avvenuto clandestinamente, il termine decorre dalla scoperta. Per la manutenzione, il termine è normalmente di un anno dalla turbativa. Il ricorso dovrebbe quindi indicare la data dell’episodio o, se non è possibile stabilirla con precisione, gli elementi che ne consentono la collocazione temporale, spiegando anche quando e come il ricorrente ne è venuto a conoscenza. La decorrenza può dipendere dalle caratteristiche concrete dei fatti, quindi non è prudente affidarsi a una data approssimativa senza chiarire su quali elementi si fonda.

Per l’azione di manutenzione rilevano inoltre i requisiti previsti dall’art. 1170 c.c., tra cui la natura del bene e la durata del possesso. In particolare, la norma considera il possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di un’universalità di mobili e richiede, in via generale, un possesso continuato e non interrotto da oltre un anno. Se il possesso è stato acquistato in modo violento o clandestino, la norma prevede condizioni specifiche collegate alla cessazione della violenza o alla scoperta della clandestinità. Il ricorso deve esporre i fatti necessari a verificare questi requisiti, senza presumere che siano soddisfatti solo perché il ricorrente ha utilizzato a lungo il bene. La posizione di chi detiene il bene, anziché possederlo direttamente, richiede inoltre una valutazione attenta: il detentore può essere tutelato in determinate condizioni, ma non in ogni situazione.

Dopo la ricostruzione dei fatti va chiarito il collegamento tra la condotta del resistente e la lesione denunciata. È utile indicare se il resistente è l’autore materiale, ha ordinato o consentito l’intervento, oppure mantiene tuttora l’ostacolo. Se vi sono state richieste di ripristino, comunicazioni o tentativi di soluzione, se ne possono riportare date e contenuto; normalmente, però, una diffida preventiva non è un requisito generale per proporre il ricorso. Non va presentata come obbligatoria se la legge non la richiede nel caso concreto.

La parte dedicata al diritto deve essere essenziale ma coerente con i fatti. Si possono richiamare l’art. 703 c.p.c. e, a seconda della domanda, gli artt. 1168 o 1170 c.c., spiegando perché la situazione descritta integra uno spoglio o una molestia e perché il ricorrente è legittimato ad agire. La proprietà può essere menzionata quando aiuta a comprendere il contesto, ma non deve prendere il posto dell’allegazione del possesso. Una domanda puramente petitoria, diretta cioè a stabilire chi sia proprietario, è diversa dalla tutela possessoria.

Le richieste finali, spesso introdotte dalla formula “Per questi motivi”, devono indicare in modo preciso il provvedimento richiesto. In caso di spoglio si può chiedere la reintegrazione nel possesso del bene o della porzione descritta e il ripristino della situazione materiale precedente. In caso di molestia si può chiedere la cessazione delle condotte specificamente descritte, la rimozione degli ostacoli e il ripristino delle condizioni che consentivano il normale esercizio del possesso. È preferibile evitare formule indeterminate come “ordinare ogni misura ritenuta opportuna” se non sono accompagnate dall’indicazione concreta del risultato richiesto. La domanda di rifusione delle spese processuali è normalmente inserita nelle conclusioni.

Una richiesta urgente va formulata solo quando ricorrono ragioni concrete di urgenza. Il ricorso può spiegare perché attendere la convocazione ordinaria delle parti rischierebbe di compromettere l’efficacia della tutela e, nei casi previsti dall’art. 669-sexies c.p.c., chiedere un provvedimento provvisorio senza preventiva audizione della controparte. Non basta affermare che la situazione è urgente: occorre descrivere il pregiudizio imminente e il rischio che la convocazione preventiva renda inefficace il provvedimento. La valutazione spetta al giudice e non è garantita dalla sola richiesta.

Le prove devono essere collegate ai singoli fatti allegati. Si possono indicare documenti, fotografie, filmati, corrispondenza, verbali, rilievi, planimetrie e altri elementi utili a dimostrare il possesso, la sua durata, lo spoglio o la molestia e la loro data. Se si chiede l’ammissione di testimoni, è opportuno identificare le persone quando possibile e indicare in modo specifico i fatti sui quali dovrebbero essere sentite, nel rispetto delle regole processuali. Un’eventuale consulenza tecnica o ispezione può essere richiesta quando serve a chiarire aspetti tecnici, ma non dovrebbe essere usata al posto dell’allegazione dei fatti o delle prove che la parte può fornire. Le dichiarazioni scritte di terzi possono avere utilità documentale, ma non equivalgono automaticamente alla testimonianza resa secondo le forme processuali.

Gli allegati vanno richiamati nel testo e organizzati in modo che sia immediato capire quale circostanza ciascuno documenta. Tra quelli normalmente utili possono rientrare la procura alle liti, le fotografie, la documentazione relativa alla gestione o all’uso del bene, la corrispondenza con il resistente, i verbali di intervento e le planimetrie. Non esiste, però, un elenco rigido valido per tutti i casi: vanno prodotti i documenti effettivamente pertinenti, evitando materiale ridondante o non collegato ai fatti. La documentazione catastale può contribuire a identificare il bene, ma non prova da sola chi ne aveva il possesso.

In un ricorso volto esclusivamente alla tutela possessoria non è normalmente necessario indicare un importo come se fosse una domanda di pagamento. Se si chiedono anche danni, occorre formularli espressamente, chiarirne il fondamento e descrivere il pregiudizio; l’eventuale quantificazione dipende dai dati disponibili e dalle caratteristiche della domanda. La richiesta di danni non va aggiunta automaticamente, né basta una formula generica per rendere provato il danno.

Il ricorso si deposita presso il tribunale competente secondo le modalità processuali vigenti, normalmente in via telematica tramite il difensore. Dopo il deposito, il giudice fissa l’udienza e stabilisce i termini e le modalità per portare l’atto e il provvedimento a conoscenza del resistente: occorre quindi attenersi alle indicazioni contenute nel decreto, senza applicare termini standard astratti al di fuori del caso concreto. L’ordinanza che accoglie o rigetta la domanda è reclamabile nei modi previsti dall’art. 669-terdecies c.p.c. Inoltre, se una parte lo richiede entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento che ha deciso sul reclamo, il giudizio può proseguire nelle forme del rito semplificato di cognizione, previa eventuale integrazione del contraddittorio. Questo passaggio riguarda la prosecuzione del procedimento e non è un dato da inserire come richiesta necessaria nel ricorso iniziale.

In conclusione, un ricorso utilizzabile deve permettere al giudice di comprendere senza ricostruzioni congetturali chi esercitava il possesso, su quale bene, da quanto tempo, quale condotta lo ha leso, quando è avvenuta e quale provvedimento concreto si domanda. La precisione nell’identificazione del bene, nella cronologia e nel collegamento fra fatti, prove e conclusioni è più importante dell’uso di formule solenni. I requisiti legati alla durata o alla natura del possesso, alla decorrenza del termine annuale e alla scelta tra reintegrazione e manutenzione vanno verificati sulla base delle circostanze specifiche del caso.

Modello ricorso ex art. 703 cpc

TRIBUNALE ORDINARIO DI _____

Ricorso ex artt. 703 c.p.c. e 1168 o 1170 c.c. per _____ del possesso

Per

il/la Sig./Sig.ra , codice fiscale , nato/a a il , residente in , via , rappresentato/a e difeso/a dall’Avv. , codice fiscale , del Foro di , presso il cui studio in , via , elegge domicilio, giusta procura alle liti in calce/allegata al presente atto.

Il difensore dichiara di voler ricevere le comunicazioni e notificazioni al seguente indirizzo di posta elettronica certificata: .

Ricorrente

contro

il/la Sig./Sig.ra , codice fiscale , nato/a a il , residente in , via ,

ovvero

la società/ente , codice fiscale e partita IVA , con sede in , via , in persona del legale rappresentante pro tempore _____,

Resistente

Premesso in fatto

  1. Il/La ricorrente esercita il possesso del bene immobile sito in , via/piazza , identificato al Catasto del Comune di al foglio , particella , subalterno , ovvero del bene consistente in _____.
  2. Il possesso si esercita con le seguenti modalità: . In particolare, il/la ricorrente .
  3. Il possesso ha avuto inizio in data e si è svolto in modo , senza interruzioni e senza opposizioni, per il periodo di _____.
  4. In data , il/la resistente ha posto in essere la seguente condotta: . La condotta si è concretizzata in e ha impedito o turbato l’esercizio del possesso da parte del/della ricorrente nei seguenti termini: .
  5. Il fatto è avvenuto in . Il/La ricorrente ne ha avuto conoscenza in data , in quanto _____.
  6. La condotta del/della resistente è consistita in ed è qualificabile come ai fini della tutela possessoria richiesta.
  7. Il presente ricorso è proposto entro il termine annuale previsto dalla legge, decorrente dalla data del fatto ovvero, in caso di spoglio clandestino, dalla data della sua scoperta, avvenuta il _____.
  8. Il/La ricorrente ha richiesto al/alla resistente di , con comunicazione del , senza ottenere . La situazione attuale è la seguente: .
  9. La tutela richiesta è necessaria e urgente perché . In particolare, il protrarsi della condotta contestata comporta il rischio di .

    In diritto

    La domanda è proposta ai sensi degli artt. 703 c.p.c. e c.c., ricorrendone i presupposti. Il/La ricorrente esercita il possesso del bene sopra descritto e ha subito, in data , la condotta del/della resistente, consistente in .

    La condotta, per le modalità con cui è stata realizzata, ha determinato . Sussistono pertanto i presupposti per l’adozione dei provvedimenti possessori richiesti, diretti a .

    Il Tribunale adito è territorialmente competente, essendo il bene e/o essendosi verificati i fatti in .

    Tutto ciò premesso, il/la ricorrente, come sopra rappresentato/a e difeso/a,

    ricorre

    all’Ill.mo Tribunale di _____ affinché, fissata l’udienza di comparizione delle parti e assegnato il termine per la notificazione del ricorso e del decreto, voglia:

  10. accertare che il/la ricorrente esercitava il possesso del bene descritto in narrativa e che il/la resistente ha posto in essere la condotta ivi indicata;
  11. adottare i provvedimenti possessori ritenuti opportuni e, in particolare, ordinare al/alla resistente la del possesso in favore del/della ricorrente, mediante ;
  12. ordinare al/alla resistente di cessare ogni ulteriore condotta lesiva del possesso e di astenersi dal reiterarla;
  13. disporre, ove ne ricorrano i presupposti, l’attuazione del provvedimento con le modalità ritenute più idonee;
  14. in caso di inottemperanza, applicare, ove ne ricorrano i presupposti, una misura coercitiva ai sensi dell’art. 614-bis c.p.c., nella misura di euro _____ per ogni giorno di ritardo o per ogni violazione successiva;
  15. condannare il/la resistente alla rifusione delle spese e dei compensi del presente procedimento, oltre rimborso forfettario, IVA e CPA come per legge.

    Con riserva di ogni ulteriore deduzione, istanza e difesa, nonché di far valere nelle sedi competenti le eventuali pretese risarcitorie.

    In via d’urgenza

    Ove il differimento dell’attuazione del provvedimento possa pregiudicarne l’effettività, il/la ricorrente chiede che il Tribunale voglia adottare i provvedimenti indifferibili ritenuti opportuni, anche inaudita altera parte, ai sensi dell’art. 669-sexies c.p.c., fissando contestualmente l’udienza per la conferma, modifica o revoca del provvedimento.

    In via istruttoria

    Il/La ricorrente chiede ammettersi prova per interrogatorio formale del/della resistente e prova testimoniale sui seguenti capitoli:

  16. Vero che _____?
  17. Vero che _____?
  18. Vero che _____?

    Indica quali testimoni:

  19. , residente in ;
  20. , residente in ;
  21. , residente in .

    Chiede altresì, ove necessario, disporsi l’ispezione dei luoghi siti in _____ e ogni ulteriore mezzo istruttorio ritenuto ammissibile e rilevante.

    Documenti prodotti

  22. _____;
  23. _____;
  24. _____;
  25. _____;
  26. .

    Ai fini del contributo unificato, il valore della controversia è dichiarato pari a euro / indeterminabile.

    Luogo , data

    Avv.

    Firma

    Procura alle liti

    Il/La sottoscritto/a , codice fiscale , delega l’Avv. a rappresentarlo/a e difenderlo/a nel presente procedimento e in ogni sua fase e grado, conferendogli/le ogni facoltà di legge, ivi comprese quelle di conciliare, transigere, rinunciare agli atti, accettare rinunce, farsi sostituire, nominare domiciliatari e chiamare terzi in causa.

    Dichiara di aver ricevuto le informazioni previste dalla legge e presta il consenso al trattamento dei dati personali per le finalità connesse al mandato difensivo.

    Elegge domicilio presso lo studio del difensore in , via .

    Luogo , data

    Firma del/della ricorrente

    È autentica

    Avv. _____

Fac simile memoria ex art 415 bis cpp

La memoria ex art. 415-bis c.p.p. è un atto con cui la persona sottoposta alle indagini, tramite il difensore, può presentare osservazioni e elementi utili dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Viene utilizzata quando si intende offrire la propria ricostruzione dei fatti o sottoporre all’attenzione del pubblico ministero circostanze rilevanti prima delle sue determinazioni.

Redigerla in modo chiaro e completo è importante perché consente di esporre con ordine le ragioni difensive e di distinguere i fatti dalle valutazioni. Una formulazione precisa aiuta il pubblico ministero a comprendere gli elementi rappresentati e a valutarli nel contesto del procedimento.

Come scrivere memoria ex art 415 bis cpp

La memoria prevista dall’art. 415-bis c.p.p. è un atto difensivo presentato dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari e prima che il pubblico ministero decida come procedere. È indirizzata al pubblico ministero titolare del procedimento, non al giudice, e serve a sottoporgli osservazioni, documenti ed eventuali richieste investigative prima della decisione sull’esercizio dell’azione penale. La legge non impone un modello prestabilito né una particolare formula: conta che il documento identifichi senza equivoci il procedimento, esponga con chiarezza le ragioni della difesa e permetta di verificare agevolmente i documenti richiamati.

Il termine ordinario per presentare la memoria è di venti giorni dalla notificazione dell’avviso. Nel calcolarlo occorre fare riferimento alla data in cui la notifica è divenuta efficace secondo le regole applicabili al caso concreto, non semplicemente alla data stampata sull’avviso; possono essere rilevanti, per esempio, le modalità della notificazione e la posizione del difensore. È prudente annotare e conservare la prova della ricezione e depositare l’atto con anticipo, senza presumere che il termine venga prorogato. Se la situazione è dubbia, il calcolo va verificato tempestivamente con il difensore. Entro quel termine l’indagato può presentare memorie e documenti, depositare documentazione relativa alle investigazioni difensive, chiedere al pubblico ministero di svolgere specifici atti di indagine e chiedere di essere sottoposto a interrogatorio. Se l’indagato formula in tempo utile una richiesta di interrogatorio, il pubblico ministero deve procedervi; la richiesta va quindi espressa in modo inequivoco e non confusa con una generica disponibilità a rendere dichiarazioni.

È opportuno aprire il documento indicando l’ufficio di procura competente e il procedimento, usando i dati riportati nell’avviso. Di norma si riportano il numero di registro delle notizie di reato, spesso indicato come R.G.N.R., il nome del pubblico ministero se conosciuto e gli eventuali altri riferimenti identificativi presenti negli atti. Si specifica che si tratta di una memoria depositata ai sensi dell’art. 415-bis c.p.p. Non è necessario aggiungere riferimenti estranei o incerti: è più utile trascrivere correttamente quelli che consentono alla procura di associare subito l’atto al fascicolo.

Vanno poi indicati i dati dell’indagato, normalmente nome e cognome, luogo e data di nascita e un recapito utile, evitando di inserire dati personali non necessari. Se l’atto è presentato dal difensore, si riportano anche il nome dell’avvocato, il foro di appartenenza e la qualità in cui interviene, precisando gli estremi della nomina se opportuno. È utile indicare la data dell’avviso e, soprattutto, quella della sua notificazione, così da rendere comprensibile il collegamento tra la memoria e la fase processuale. L’indagato va normalmente chiamato “indagato” e non “imputato”, perché in questa fase l’azione penale non è ancora stata esercitata.

La memoria dovrebbe richiamare con precisione i fatti contestati nell’avviso di conclusione delle indagini: la descrizione del fatto, la data o il periodo e il luogo indicati, nonché gli articoli di legge menzionati, se disponibili. Se le contestazioni sono più di una, conviene trattarle separatamente, chiarendo a quale addebito si riferisce ogni osservazione. È utile richiamare gli atti o i passaggi del fascicolo con indicazioni verificabili, come la data del verbale, il nome del documento o il numero di pagina, quando questi dati sono disponibili. In questo modo si evita che un’argomentazione, pur pertinente, resti troppo generica per essere controllata.

L’esposizione dei fatti dovrebbe distinguere con ordine ciò che l’indagato ammette, ciò che contesta e ciò che ritiene ancora da chiarire. La ricostruzione difensiva va formulata in modo concreto, indicando, quando possibile, tempi, luoghi, persone presenti e documenti che la sostengono. È preferibile spiegare in che modo una circostanza incide sulla contestazione, anziché limitarsi a dichiarare che l’accusa è infondata. Per esempio, si può chiarire che un documento colloca l’indagato altrove in una certa data, oppure che un messaggio richiamato negli atti ha un significato diverso se letto insieme alla conversazione completa. Le affermazioni devono essere controllabili e coerenti con gli allegati; è meglio segnalare onestamente un dato incerto che presentarlo come sicuro.

La parte giuridica può spiegare perché, secondo la difesa, gli elementi raccolti non dimostrino uno o più aspetti della contestazione, oppure perché un fatto documentato abbia una diversa interpretazione. Conviene collegare ogni argomento alla specifica circostanza e alla documentazione che lo sostiene, evitando richiami astratti o citazioni giurisprudenziali non pertinenti. Se si prospetta una qualificazione giuridica diversa o si contesta un elemento del fatto, è utile indicare con chiarezza quale passaggio della contestazione si ritiene non dimostrato e per quale ragione. La memoria non deve necessariamente contenere una ricostruzione esaustiva di ogni possibile questione: può concentrarsi sui punti decisivi per la valutazione del pubblico ministero.

Le richieste investigative devono essere formulate in modo specifico. Non basta chiedere genericamente di “svolgere ulteriori indagini”: occorre indicare quale atto si propone, su quale persona o fonte, quale circostanza dovrebbe accertare e perché quell’accertamento è rilevante. Si può, per esempio, chiedere l’acquisizione di un documento individuato, l’audizione di una persona indicando le circostanze sulle quali dovrebbe riferire, oppure un accertamento tecnico precisando il quesito essenziale. Le richieste devono essere realistiche e collegate alla contestazione. Il pubblico ministero valuta le richieste secondo le regole processuali, anche tenendo conto della loro ammissibilità e rilevanza.

Se si intende chiedere l’interrogatorio, è bene scriverlo espressamente, con una formula non equivoca, e depositare la richiesta entro il termine. La richiesta di interrogatorio non equivale a una generica presentazione di dichiarazioni: è una facoltà distinta, da valutare anche con il difensore, tenuto conto del fatto che quanto dichiarato può assumere rilievo nel procedimento. Anche la scelta di rendere dichiarazioni spontanee va ponderata; non è necessario inserire nella memoria una confessione, una ricostruzione completa o informazioni che non contribuiscano alla linea difensiva. Le dichiarazioni devono essere veritiere e formulate con cautela, senza supposizioni presentate come fatti certi.

La memoria può concludersi indicando in modo chiaro che cosa si chiede al pubblico ministero di fare. A seconda del caso, si può chiedere di valutare gli argomenti e i documenti depositati, di compiere gli atti investigativi specificamente descritti e di riesaminare la sussistenza dei presupposti per procedere. Se la difesa ritiene che non vi siano elementi sufficienti per esercitare l’azione penale, può esporre le ragioni per cui chiede al pubblico ministero di valutare la richiesta di archiviazione, senza rivolgere impropriamente al pubblico ministero una domanda di assoluzione: in questa fase il giudice non è ancora chiamato a decidere il merito del processo. Le conclusioni dovrebbero corrispondere a quanto motivato nel corpo dell’atto e non contenere richieste contraddittorie o puramente formulari.

Gli allegati vanno descritti con precisione nel testo o in una sezione conclusiva redatta in forma semplice, indicando per ciascuno il nome, la data e, quando utile, il contenuto rilevante. È importante che il documento richiamato sia effettivamente incluso, leggibile e completo nelle parti necessarie. Per facilitare la consultazione, gli allegati possono essere numerati, ordinati e richiamati nel testo con la stessa denominazione; se si deposita un insieme di pagine, è utile renderne chiari l’ordine e la provenienza. Non si dovrebbero alterare i documenti né presentare come originale una copia. Per materiali digitali o registrazioni conviene descrivere che cosa viene depositato e in quale formato, prestando attenzione a preservare la completezza e l’integrità del contenuto.

La memoria va datata e sottoscritta. Se la presenta il difensore, è normale che la sottoscriva l’avvocato, indicando la propria qualità e gli estremi della nomina; la firma dell’indagato può essere aggiunta, ma non esiste una regola generale per cui ogni memoria debba recare necessariamente entrambe le firme. Gli atti relativi alle investigazioni difensive possono avere specifiche modalità di documentazione e deposito, da rispettare secondo la loro natura. Prima dell’invio è essenziale verificare le modalità di deposito ammesse e richieste per quel procedimento e per quell’ufficio, conservando la ricevuta o altra prova del deposito: non è prudente presumere che una semplice e-mail o una PEC siano sempre modalità valide.

Per rendere l’atto utilizzabile, è utile mantenere un linguaggio sobrio, evitare ripetizioni e utilizzare paragrafi distinti per i fatti, le osservazioni sugli atti, le considerazioni giuridiche e le richieste. I riferimenti a date, importi, conversazioni o documenti devono essere coerenti in tutto il testo e verificati sugli atti; se un importo è rilevante, va indicato con la relativa valuta e, ove possibile, spiegato come è stato ricavato. È opportuno rileggere la memoria confrontando ogni affermazione con il fascicolo e con gli allegati, così da evitare errori di identificazione, date discordanti o richieste che non corrispondono agli argomenti esposti.

La memoria ex art. 415-bis c.p.p. non ha contenuti obbligatori ulteriori rispetto alle facoltà previste dalla legge e la sua impostazione dipende dal caso concreto. In particolare, non occorre inserire automaticamente una richiesta di interrogatorio, una richiesta di nuove indagini o una lunga esposizione giuridica: ciascuna scelta va fatta solo se utile e dopo aver esaminato l’avviso e gli atti accessibili. La valutazione della strategia, soprattutto quando le dichiarazioni possono incidere sulla posizione dell’indagato, dovrebbe essere svolta con il difensore sulla base del fascicolo effettivo.

Modello memoria ex art 415 bis cpp

PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI _____________

Al Pubblico Ministero
Dott. _____________

Procedimento penale n. _____________ R.G.N.R.
Eventuale procedimento n. _____________ R.G. G.I.P.

Nei confronti di: _____________

MEMORIA DIFENSIVA
ai sensi dell’art. 415-bis c.p.p.

Il/La sottoscritto/a Avv. _____________, del Foro di _____________, con studio in _____________, via _____________, n. _____________, PEC _____________, in qualità di difensore della persona sottoposta alle indagini _____________, nata a _____________ il _____________, residente in _____________, via _____________, n. _____________,

PREMESSO CHE

— in data _____________ è stato notificato alla persona sottoposta alle indagini l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 415-bis c.p.p.;

— il procedimento riguarda i fatti provvisoriamente qualificati come _____________, asseritamente commessi in _____________, in data _____________;

— la presente memoria è depositata nell’interesse della persona sottoposta alle indagini, al fine di sottoporre all’attenzione dell’Ufficio le seguenti osservazioni e richieste;

ESPONE E DEDUCE

1. Ricostruzione dei fatti

La ricostruzione dei fatti risultante dagli atti, per quanto rileva ai fini della presente memoria, è la seguente:

_____________

_____________

_____________

2. Osservazioni sugli elementi raccolti

In relazione agli elementi di prova indicati nell’avviso di conclusione delle indagini e agli atti del procedimento, la difesa osserva quanto segue:

_____________

_____________

_____________

In particolare, con riferimento a _____________, si rileva che _____________.

Con riferimento a _____________, si osserva inoltre che _____________.

3. Osservazioni in diritto

I fatti, per come risultano dagli atti e alla luce delle deduzioni che precedono, devono essere valutati considerando quanto segue:

_____________

_____________

_____________

In particolare, la condotta contestata _____________.

Ne consegue che _____________.

4. Elementi e documenti prodotti

La difesa produce la documentazione indicata nell’elenco allegato alla presente memoria e, in particolare:

_____________

_____________

_____________

Tale documentazione è rilevante in quanto _____________.

5. Richieste di investigazioni suppletive

Ai sensi dell’art. 415-bis c.p.p., la difesa chiede che siano svolte le seguenti investigazioni suppletive:

a) _____________, mediante _____________, al fine di accertare _____________;

b) _____________, mediante _____________, al fine di accertare _____________;

c) _____________, mediante _____________, al fine di accertare _____________.

Le richieste sono motivate dalla necessità di verificare _____________ e di acquisire elementi utili in ordine a _____________.

6. Eventuale richiesta di interrogatorio o di audizione

La persona sottoposta alle indagini chiede di essere sottoposta a interrogatorio ai sensi dell’art. 415-bis c.p.p.

In alternativa, la persona sottoposta alle indagini chiede di essere convocata per rendere dichiarazioni sui seguenti temi:

_____________

_____________

Tutto ciò premesso, il/la sottoscritto/a difensore, nell’interesse della persona sottoposta alle indagini,

CHIEDE

— che la presente memoria e la documentazione allegata siano acquisite al fascicolo del procedimento;

— che siano valutate le osservazioni difensive sopra esposte;

— che siano svolte le investigazioni suppletive indicate al punto 5;

— che, in caso di richiesta di interrogatorio, la persona sottoposta alle indagini sia convocata per l’interrogatorio ai sensi dell’art. 415-bis c.p.p.;

— che, all’esito delle valutazioni e degli accertamenti richiesti, sia adottata la determinazione ritenuta conforme a legge, tenuto conto degli elementi favorevoli alla persona sottoposta alle indagini;

— ogni ulteriore provvedimento ritenuto opportuno.

Si allegano:

1. _____________

2. _____________

3. _____________

4. _____________

_____________, lì _____________

Firma del difensore

Avv. _____________

Firma della persona sottoposta alle indagini, ove apposta

_____________

Fac simile ricorso ex art 473 bis 29 c.p.c.

Il ricorso ex art. 473-bis.29 c.p.c. è l’atto con cui si chiede al giudice di modificare i provvedimenti relativi ai figli o alle parti adottati in una causa di separazione o divorzio. Può essere utilizzato quando circostanze nuove o mutate rendono opportuno rivedere, per esempio, l’affidamento, il mantenimento o le modalità di frequentazione.

Esporre i fatti in modo chiaro e completo aiuta il giudice a comprendere che cosa è cambiato e perché si chiede una modifica. È quindi importante indicare con precisione le richieste e le ragioni su cui si fondano, evitando omissioni o formulazioni ambigue.

Come scrivere ricorso ex art 473 bis 29 c.p.c.

Il ricorso previsto dall’art. 473-bis.29 c.p.c. serve a chiedere la revisione di provvedimenti, temporanei o definitivi, relativi all’affidamento dei figli e alla misura o alle modalità dei contributi economici, quando siano intervenuti giustificati motivi sopravvenuti. Non basta quindi manifestare un dissenso rispetto a quanto già stabilito: occorre spiegare quali fatti nuovi siano intervenuti, quando si siano verificati e perché rendano necessario modificare il provvedimento. La revisione non è, di regola, uno strumento per riproporre questioni già esaminate sulla base degli stessi elementi; l’eventuale errore della decisione originaria va valutato con gli strumenti di impugnazione appropriati.

Il ricorso va intestato al tribunale competente, individuato secondo le regole processuali applicabili, comprese quelle sulla competenza territoriale. Nei procedimenti che riguardano figli minorenni assume normalmente rilievo il luogo della loro residenza abituale; negli altri casi occorre verificare i criteri previsti dalla legge e le eventuali disposizioni speciali. Non è prudente dare per scontato che sia sempre competente il tribunale che ha emesso il provvedimento da modificare: il criterio va controllato in relazione al caso concreto. Nel frontespizio si indicano il tribunale, le generalità del ricorrente e del resistente, i rispettivi codici fiscali e gli eventuali difensori, con il domicilio digitale o gli altri recapiti processuali secondo le regole vigenti. Se una parte è rappresentata o assistita da un tutore, curatore o altro soggetto, vanno indicati anche i relativi dati e il titolo in base al quale interviene.

Nella parte iniziale è utile identificare con precisione il provvedimento di cui si chiede la revisione: autorità che lo ha emesso, data, numero di ruolo del procedimento, data di deposito o pubblicazione e, se rilevante, data in cui è divenuto definitivo. Se vi sono state successive modifiche, occorre richiamarle e distinguere con chiarezza le disposizioni attualmente in vigore. È opportuno allegare copia dei provvedimenti, così che il giudice possa vedere subito quale regola sia oggi applicabile. Quando la disciplina deriva da più atti, come un accordo omologato seguito da un successivo decreto, vanno ricostruite le modifiche in ordine cronologico.

Se il ricorso riguarda figli, è necessario identificarli in modo completo, indicando almeno nome e cognome, data di nascita e, ove disponibile, codice fiscale, oltre alle informazioni utili sulla residenza abituale e sull’organizzazione di vita attuale. La narrazione dovrebbe chiarire quale sia oggi l’assetto di affidamento, collocamento, frequentazione e cura quotidiana, evitando formule generiche come «il regime non funziona». È più utile descrivere fatti verificabili: cambiamenti nella scuola o nella salute, trasferimenti, nuovi orari di lavoro, difficoltà concrete negli scambi o nell’attuazione delle visite, esigenze maturate con la crescita del figlio e ogni altro elemento pertinente. Nei procedimenti relativi a minorenni, il ricorso deve essere corredato dal piano genitoriale previsto dall’art. 473-bis.12 c.p.c., con indicazione degli impegni e delle attività quotidiane del figlio, come scuola, percorso educativo, attività extrascolastiche, frequentazioni abituali e vacanze normalmente godute. Il contenuto va adattato all’età e alla situazione concreta, senza presentare come certa una soluzione che il giudice deve comunque valutare nell’interesse del minore.

La parte centrale del ricorso deve esporre i fatti in modo cronologico e specifico. Per ogni cambiamento rilevante è utile precisare quando è iniziato, se è stabile o temporaneo, come incide sulla situazione regolata dal provvedimento e quali prove lo confermano. Per esempio, se si chiede di modificare i tempi di permanenza, si può descrivere il calendario attuale, indicare gli episodi o le circostanze che ne rendono problematica l’applicazione e proporre un’organizzazione alternativa concreta, sostenibile e coerente con le esigenze del figlio. Se si domanda una diversa modalità di affidamento o di comunicazione tra i genitori, occorre illustrare le ragioni pratiche della richiesta e non limitarsi a espressioni accusatorie o valutazioni personali.

Quando la domanda riguarda un contributo economico, bisogna indicare l’importo oggi previsto, chi lo versa e chi lo riceve, la periodicità, la decorrenza stabilita nel provvedimento e le eventuali modalità di aggiornamento. Vanno poi descritti i fatti sopravvenuti che giustificano la revisione, come una variazione significativa e documentabile dei redditi, delle condizioni lavorative, delle esigenze del figlio o dei tempi di permanenza presso ciascun genitore. È importante spiegare il collegamento tra la variazione e la somma richiesta, evitando di indicare un nuovo importo senza illustrarne il criterio. Le conclusioni dovrebbero precisare quanto si chiede, da quale data si domanda che la modifica produca effetto e con quali modalità di pagamento. Se pertinente, si possono formulare richieste puntuali anche sull’aggiornamento periodico e sulla ripartizione delle spese straordinarie, chiarendo quali spese si intendono regolare e in quale proporzione. Non si deve presumere che una modifica operi automaticamente dalla data del cambiamento: decorrenza e conseguenze economiche vanno sottoposte al giudice e decise secondo le regole applicabili.

Quando si chiede un contributo di mantenimento, l’art. 473-bis.12 c.p.c. prevede specifici oneri documentali: vanno allegati, nei casi contemplati dalla norma, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e la documentazione relativa ai beni immobili e mobili registrati, alle partecipazioni societarie e agli estratti conto bancari e finanziari degli ultimi tre anni. Occorre quindi verificare la documentazione richiesta alla luce delle domande effettivamente proposte e depositarla in modo completo e leggibile. Possono inoltre essere utili, secondo il caso, documenti su retribuzione, perdita o inizio del lavoro, spese mediche o scolastiche, costi delle attività dei figli, pagamenti effettuati e somme rimaste insolute. La documentazione deve sostenere i fatti allegati; non è utile accumulare atti irrilevanti o produrre estratti privi di spiegazione.

La parte in diritto dovrebbe richiamare l’art. 473-bis.29 c.p.c. e collegare la regola alla domanda concreta, senza trasformarsi in una rassegna teorica. Nelle conclusioni si formula in modo preciso ciò che si chiede al tribunale: quali condizioni vigenti si vogliono modificare, quale nuova disciplina si propone e, se del caso, quali domande ulteriori siano connesse alla revisione. È possibile formulare richieste principali e, se davvero utili, alternative, ma ciascuna deve essere comprensibile e realizzabile. Se vi è urgenza, la situazione va descritta e documentata specificamente, indicando perché non sia ragionevole attendere i tempi ordinari; l’esistenza di una domanda di revisione, da sola, non comporta l’adozione automatica di misure urgenti.

Nel ricorso vanno indicate le prove su cui si fondano le domande, distinguendo i documenti dalle eventuali richieste di prova testimoniale o da altri mezzi istruttori. Per ciascun documento è consigliabile indicare il fatto che si intende dimostrare, in modo che il collegamento sia immediato. Se è opportuno che il figlio sia ascoltato, la questione può essere rappresentata al giudice; la disciplina dell’ascolto dipende dall’età, dalla capacità di discernimento e dalle condizioni previste dalla legge, perciò non va trattata come un adempimento automatico in ogni caso.

Il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore secondo le modalità del deposito telematico; la procura alle liti viene conferita con le forme previste e allegata al fascicolo. Nei procedimenti di questo tipo è normalmente necessaria l’assistenza di un avvocato. Dopo il deposito, notificazione e termini vanno gestiti secondo il decreto del giudice e le norme processuali applicabili: non è corretto fissare nel ricorso, come se valessero per tutti i casi, termini di costituzione o di comparizione non ancora stabiliti. È quindi essenziale controllare con attenzione il provvedimento che dispone la trattazione e rispettare le indicazioni sulla notifica alle altre parti.

Per rendere il documento utilizzabile, conviene mantenere distinti i fatti, le prove e le richieste, usare date e importi precisi e chiarire ogni sigla o riferimento. Una formulazione efficace può seguire questa logica: «Con il provvedimento del Tribunale di … del … è stato disposto …; dal … è intervenuto il seguente cambiamento …, documentato da …; tale circostanza incide su … per queste ragioni …; si chiede pertanto di sostituire la disposizione … con la seguente modalità …». La frase va completata con i dati reali e adattata alla domanda: non è un modulo valido indistintamente per ogni situazione. Prima del deposito è opportuno verificare la coerenza tra i fatti narrati, i documenti allegati e le conclusioni, oltre alla competenza del tribunale e agli eventuali adempimenti richiesti nel singolo procedimento.

Modello ricorso ex art 473 bis 29 c.p.c.

TRIBUNALE ORDINARIO DI _____
Sezione Persone, Minorenni e Famiglia

RICORSO PER LA REVISIONE DEI PROVVEDIMENTI
ai sensi dell’art. 473-bis.29 c.p.c.

Per

la persona ricorrente , nata a il , codice fiscale , residente in , via n. , elettivamente domiciliata in , via n. , presso lo studio dell’Avv. , codice fiscale , PEC , fax , che la rappresenta e difende in forza di procura alle liti ;

ricorrente

contro

la persona resistente , nata a il , codice fiscale , residente in , via n. , PEC _____;

resistente

Premesso che

  1. La persona ricorrente e la persona resistente sono state unite in matrimonio / hanno costituito una convivenza / sono genitori di , come risulta da .
  2. Dal rapporto sono nati i figli , nati a il , attualmente residenti in .
  3. Con del Tribunale di , pronunciato / emesso in data nel procedimento iscritto al n. R.G., sono state adottate le seguenti disposizioni: _____.
  4. Il provvedimento è divenuto definitivo / è stato dichiarato esecutivo in data , come risulta da .
  5. Le disposizioni attualmente vigenti prevedono, in particolare:
    a) in materia di responsabilità genitoriale, affidamento e collocamento: ;
    b) in materia di frequentazione e permanenza dei figli:
    ;
    c) in materia di contributo al mantenimento dei figli: ;
    d) in materia di mantenimento della persona ricorrente o della persona resistente:
    ;
    e) in materia di assegnazione della casa familiare: ;
    f) in materia di spese straordinarie:
    ;
    g) in materia di : .

  6. Successivamente all’adozione del provvedimento si sono verificati i seguenti mutamenti delle circostanze: _____.
  7. Tali mutamenti sono documentati da e incidono in modo rilevante sulle disposizioni attualmente vigenti, per le seguenti ragioni: .
  8. In particolare, la situazione personale, familiare e abitativa delle parti è attualmente la seguente: _____.
  9. La situazione dei figli, con riguardo alle esigenze personali, scolastiche, sanitarie, relazionali e abitative, è la seguente: _____.
  10. La situazione reddituale e patrimoniale della persona ricorrente è la seguente: _____.
  11. La situazione reddituale e patrimoniale della persona resistente, per quanto conosciuta, è la seguente: _____.
  12. Le spese ordinarie e straordinarie relative ai figli ammontano a e sono ripartite tra le parti secondo le seguenti modalità: .
  13. In data la persona ricorrente ha richiesto alla persona resistente una revisione consensuale delle disposizioni, senza esito / con il seguente esito: .
  14. La revisione richiesta risulta giustificata dai mutamenti sopra esposti e appare necessaria per adeguare le disposizioni alla situazione attuale.

    In diritto

    Ai sensi dell’art. 473-bis.29 c.p.c., quando sopravvengono giustificati motivi, le parti possono chiedere la revisione dei provvedimenti a contenuto economico o relativi all’affidamento dei figli e alle modalità di contribuzione.

    Nel caso di specie, i mutamenti intervenuti dopo l’adozione del provvedimento, e in particolare , costituiscono giustificati motivi per la revisione delle disposizioni indicate nel presente ricorso.

    La competenza di codesto Tribunale sussiste in ragione di .

    Tutto ciò premesso, la persona ricorrente, come sopra rappresentata e difesa,

    chiede

    che l’Ill.mo Tribunale adito, fissata l’udienza di comparizione delle parti e disposto quanto occorre per la notificazione del ricorso e del decreto, voglia:

  15. accertare la sussistenza dei giustificati motivi sopravvenuti esposti nel presente ricorso;
  16. modificare il provvedimento del Tribunale di del , emesso nel procedimento n. R.G., nei seguenti termini:

    a) quanto alla responsabilità genitoriale e all’affidamento dei figli: ;

    b) quanto al collocamento dei figli: ;

    c) quanto ai tempi e alle modalità di frequentazione e permanenza dei figli presso ciascun genitore: ;

    d) quanto alla contribuzione al mantenimento dei figli, porre a carico di un contributo mensile pari a euro , da corrispondersi entro il giorno di ciascun mese, con rivalutazione annuale secondo gli indici , con decorrenza dal ;

    e) quanto alla ripartizione delle spese straordinarie relative ai figli, disporre che ;

    f) quanto al mantenimento della persona ricorrente o della persona resistente, disporre che ;

    g) quanto all’assegnazione della casa familiare, disporre che ;

    h) quanto a , disporre che ;

  17. adottare ogni ulteriore provvedimento ritenuto opportuno nell’interesse dei figli e conforme alla loro situazione attuale;
  18. in presenza dei presupposti di legge e ove ne ricorrano le condizioni, adottare i provvedimenti temporanei e urgenti richiesti, e in particolare disporre che _____;
  19. disporre la decorrenza delle modifiche dalla data _____, o da quella diversa ritenuta di giustizia;
  20. con vittoria di spese e compensi del presente procedimento, oltre rimborso forfettario, IVA e CPA come per legge, ovvero con diversa statuizione ritenuta equa.

    Mezzi di prova e documenti

    La persona ricorrente chiede l’ammissione dei seguenti mezzi di prova: .

    La persona ricorrente indica i seguenti testimoni, sui fatti specificamente articolati nel ricorso: .

    La persona ricorrente chiede, ove necessario, l’acquisizione di e l’adozione di ogni opportuno provvedimento istruttorio in ordine a .

    Si producono:

  21. copia del provvedimento del Tribunale di del , emesso nel procedimento n. _____ R.G.;
  22. attestazione di definitività / esecutività del provvedimento: _____;
  23. documentazione relativa ai mutamenti sopravvenuti: _____;
  24. certificazioni anagrafiche e documentazione relativa ai figli: _____;
  25. dichiarazioni dei redditi relative agli ultimi tre anni: _____;
  26. documentazione relativa a beni immobili, beni mobili registrati, partecipazioni societarie e altre attività patrimoniali: _____;
  27. estratti conto bancari e finanziari relativi agli ultimi tre anni: _____;
  28. documentazione relativa a redditi, spese e obblighi economici: _____;
  29. comunicazioni intercorse tra le parti: _____;
  30. ulteriore documentazione: .

    La persona ricorrente dichiara che la documentazione prodotta è quella disponibile e pertinente ai fini del presente procedimento e si riserva di depositare ulteriore documentazione nei termini di legge.

    Dichiarazione ai fini delle comunicazioni

    La persona ricorrente, ai fini delle comunicazioni e notificazioni relative al presente procedimento, elegge domicilio presso lo studio dell’Avv. , sito in , via n. , e indica il seguente indirizzo PEC: .

    Luogo , data

    Avv.
    Firma

    Procura alle liti

    La persona ricorrente conferisce all’Avv. , del Foro di , procura a rappresentarla e difenderla nel presente procedimento e in ogni sua fase e grado, con ogni facoltà di legge, ivi comprese quelle di conciliare e transigere, rinunciare agli atti e accettare rinunce, farsi sostituire, chiamare terzi, proporre domande ed eccezioni, presentare istanze e impugnazioni, nonché nominare domiciliatari e sostituti processuali.

    La persona ricorrente dichiara di essere stata informata, ai sensi della normativa vigente, della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita e agli altri strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, nei casi e nei limiti previsti dalla legge, nonché della natura e dell’importanza dell’incarico conferito e delle attività da espletare.

    La persona ricorrente dichiara di avere ricevuto le informazioni relative ai costi prevedibili del procedimento e di avere ricevuto l’informativa sul trattamento dei dati personali.

    Luogo , data

    Firma della persona ricorrente

    Autentica della firma

    Avv.
    Firma

Fac simile risposta a disdetta contratto

La risposta a una disdetta del contratto è una comunicazione scritta con cui si replica alla richiesta di recesso o di cessazione di un rapporto contrattuale. Si utilizza, per esempio, per confermare di aver ricevuto la disdetta, contestarne la validità oppure chiarire la propria posizione.

Compilarla in modo chiaro e completo aiuta a evitare equivoci e a lasciare traccia delle comunicazioni tra le parti. È importante riportare informazioni corrette e formulare la risposta in modo coerente con la situazione e con quanto previsto dal contratto.

Come scrivere risposta a disdetta contratto

La risposta a una disdetta serve a chiarire per iscritto come si intende reagire alla comunicazione ricevuta: può confermarne la ricezione, accettare la cessazione del contratto, contestarne la validità o la data, oppure chiedere chiarimenti e adempimenti. Prima di scriverla, occorre quindi stabilire con precisione quale sia lo scopo della risposta. Non esiste un modello valido per ogni contratto: le informazioni e le dichiarazioni da inserire dipendono dal tipo di rapporto, dalle clausole contrattuali, dal contenuto della disdetta e dalle norme applicabili.

È importante non presumere che la risposta sia sempre necessaria o che, inviandola, si possano modificare i termini della cessazione. Bisogna controllare il contratto e la comunicazione ricevuta, in particolare le clausole su durata, rinnovo, preavviso, modalità di invio e decorrenza della cessazione. Va inoltre verificato se la comunicazione ricevuta sia effettivamente una disdetta alla scadenza o, invece, un recesso anticipato, una risoluzione o un’altra forma di cessazione: termini simili possono avere presupposti ed effetti diversi. Se ci sono dubbi rilevanti sulla validità o sulle conseguenze della comunicazione, può essere opportuno chiedere una valutazione legale prima di dichiarare di accettare o riconoscere determinati fatti.

Il documento dovrebbe essere datato e indirizzato al soggetto che ha inviato la disdetta, usando i recapiti appropriati. Per identificare le parti, è utile indicare il nome o la denominazione completa, l’indirizzo e, quando serve a evitare equivoci, un codice fiscale o una partita IVA. Se una parte agisce tramite un rappresentante, se ne può precisare la qualifica e, quando pertinente, il titolo in base al quale interviene. Non è necessario inserire dati personali non utili a identificare il rapporto o a far recapitare la risposta.

Per collegare la risposta alla comunicazione ricevuta, è opportuno indicarne la data e la data in cui è stata ricevuta, se nota, oltre al mezzo di trasmissione, per esempio PEC o raccomandata. Se presenti, si possono riportare il numero di protocollo, il riferimento o l’oggetto indicato dal mittente. La formula può essere semplice e verificabile: «Con riferimento alla comunicazione di disdetta del [data], ricevuta il [data], relativa al contratto indicato di seguito…». Se la data di ricezione non è certa, è preferibile non presentarla come un dato sicuro.

Occorre poi identificare il contratto a cui la risposta si riferisce, così da non lasciare dubbi sul rapporto interessato. Di norma sono utili la data di stipula, il numero o codice del contratto, l’oggetto del rapporto e, se pertinente, l’indirizzo del bene o del servizio coinvolto. Per esempio, in una risposta relativa a un contratto di locazione potrà essere indicato l’immobile; per un servizio, invece, il numero cliente o la linea interessata, se necessari a identificarlo. Vanno riportati soltanto gli elementi pertinenti al contratto concreto.

Il passaggio centrale è dichiarare in modo esplicito la propria posizione. Se si prende atto della disdetta senza contestarla, si può scrivere, con le necessarie precisazioni: «Prendo atto della comunicazione e della cessazione del contratto alla data da voi indicata, ferma restando la verifica degli adempimenti ancora dovuti da ciascuna parte». Questa formulazione non dovrebbe essere usata se si intende contestare la validità della disdetta o la data indicata. Se si contesta, occorre spiegare in modo circostanziato quale parte della comunicazione si ritiene errata e perché, richiamando, se possibile, la specifica clausola contrattuale, il termine di preavviso o i fatti rilevanti. È più efficace indicare con precisione il punto contestato che limitarsi a scrivere «la disdetta non è valida».

Quando è in discussione la data di cessazione, la risposta dovrebbe distinguere chiaramente la data indicata dal mittente da quella che si ritiene corretta e spiegare su quale base si formula la richiesta o la contestazione. Ad esempio, si può chiedere di confermare la decorrenza applicata oppure precisare che, secondo la propria interpretazione della clausola contrattuale, il rapporto dovrebbe cessare in una data diversa. Non è opportuno presentare come certa una data che dipende da un calcolo del preavviso ancora da verificare. Anche il conteggio dei termini può dipendere dal contratto, dalla data in cui la comunicazione è stata ricevuta e dalle regole applicabili al caso.

Se la risposta riguarda somme da pagare o da restituire, vanno indicate soltanto quelle effettivamente pertinenti: l’importo, la causale, il periodo a cui si riferisce e, se disponibile, il criterio di calcolo. È utile precisare se si tratta di una somma già richiesta, di un importo contestato o di un saldo che si ritiene ancora da definire. Eventuali stime vanno dichiarate come tali, senza trasformarle in importi definitivi. Se si propone un pagamento o si chiede una restituzione, è meglio indicare la scadenza richiesta e, quando utile, il destinatario o le coordinate per il pagamento, facendo attenzione a non includere dati bancari non necessari.

La risposta può anche disciplinare gli aspetti pratici della cessazione, ma solo se rilevanti per quel contratto. A seconda del rapporto, possono essere da concordare o confermare la restituzione di beni, la consegna di chiavi, la chiusura o il trasferimento di un servizio, la lettura di un contatore, una verifica finale o una data per il sopralluogo. È preferibile formulare richieste concrete, indicando l’azione e, se necessario, proponendo una data o chiedendo di concordarla. Non bisogna inserire automaticamente tutte queste condizioni: per esempio, una restituzione materiale è pertinente solo se il contratto comporta la consegna di beni o di un immobile.

Se invece la disdetta è contestata, si può chiedere al mittente di precisarne i motivi, di indicare la clausola su cui la fonda o di fornire documenti utili alla verifica. La richiesta dovrebbe essere chiara e proporzionata al problema, evitando formule vaghe come «si chiede di chiarire la situazione». Si può specificare, ad esempio, quale data, importo o clausola si chiede di confermare. Se si vuole mantenere aperta una riserva, la si può esprimere in modo preciso, chiarendo quali aspetti non si riconoscono o restano da verificare. Una frase generica di riserva non sostituisce però l’indicazione della contestazione concreta e non garantisce, da sola, particolari effetti giuridici.

È utile concludere riepilogando ciò che si chiede al destinatario e indicando il termine entro cui si desidera ricevere una risposta, quando ciò sia ragionevole e pertinente. La risposta dovrebbe distinguere tra fatti, richieste e dichiarazioni: per esempio, riportare prima la data di ricezione della disdetta, poi esporre la propria posizione e infine formulare la richiesta operativa. Il tono dovrebbe rimanere fermo e professionale; espressioni ambigue, accuse non documentate o ammissioni non necessarie possono complicare la ricostruzione dei fatti.

La data e la firma sono normalmente opportune. La firma deve essere apposta dalla persona che invia la risposta o da chi è autorizzato a rappresentarla. Se si invia il documento in forma cartacea, è prudente conservarne una copia firmata; per l’invio elettronico, vanno rispettati i requisiti e le modalità previsti dal contratto o applicabili al caso. La scelta tra PEC, raccomandata o un altro mezzo non è identica per ogni rapporto: occorre controllare se il contratto prescrive una modalità specifica e usare un mezzo che consenta, quando necessario, di documentare invio e ricezione. È importante conservare la prova della trasmissione e degli eventuali allegati.

Gli allegati vanno inseriti soltanto se aiutano a identificare il contratto o a sostenere la posizione esposta. Possono essere pertinenti, a seconda del caso, una copia della disdetta ricevuta, una comunicazione precedente, una ricevuta di pagamento o un documento utile a dimostrare una data o un adempimento. Nel testo è bene richiamarli e denominarli con chiarezza, per esempio scrivendo «si allega copia della ricevuta del pagamento del…». Prima dell’invio, bisogna controllare che ogni allegato sia effettivamente incluso e che non contenga informazioni estranee alla questione.

Una risposta ben costruita, in sintesi, identifica con precisione mittente, destinatario, contratto e comunicazione ricevuta; dichiara senza ambiguità se la disdetta è accolta, contestata o soltanto presa in esame; indica le date e gli importi rilevanti senza dare per certi dati non verificati; espone richieste pratiche e allegati pertinenti; ed è inviata in una forma coerente con il contratto e con l’esigenza di provarne la ricezione. Le formule e gli effetti concreti devono comunque essere adattati al tipo di contratto e alle circostanze, senza presumere che una risposta possa sostituire gli adempimenti o i termini previsti.

Modello risposta a disdetta contratto

Mittente
Nome o ragione sociale:
Indirizzo:

Codice fiscale o partita IVA:
Recapito telefonico:

Indirizzo e-mail o PEC:

Destinatario
Nome o ragione sociale:

Indirizzo:
Codice fiscale o partita IVA:

Indirizzo e-mail o PEC:

Luogo e data:

Oggetto: Riscontro alla disdetta del contratto _____

Spett.le ,

con riferimento alla comunicazione di disdetta ricevuta in data , relativa al contratto , sottoscritto in data tra e , la parte scrivente conferma di averne ricevuto comunicazione.

In merito alla disdetta, la posizione della parte scrivente è la seguente:

Con riferimento alla data di cessazione del rapporto contrattuale, si precisa quanto segue:

Restano ferme le condizioni contrattuali e gli eventuali obblighi maturati fino alla data di efficacia della cessazione, nei limiti previsti dal contratto e dalla normativa applicabile. Gli eventuali adempimenti connessi alla cessazione del rapporto sono i seguenti:

La presente comunicazione non comporta rinuncia a diritti, eccezioni o pretese derivanti dal contratto o dalla normativa applicabile.

Si chiede di confermare per iscritto la ricezione della presente e, ove necessario, di comunicare ogni ulteriore informazione utile alla definizione del rapporto.

Distinti saluti.

Firma:
Nome e cognome o ragione sociale:
Qualifica, se applicabile:

Allegati: _____