Come Difendere Risparmi dalla Crisi

Diciamolo chiaramente: i tempi non sono proprio quelli adatti per investire in maniera serena. I titoli da cassettisti sono spariti, gli alti rendimenti sui titoli del debito sovrano sono fortemente attraenti, ma espongono gli investitori a temuti rischi di insolvenza nazionale. Le obbligazioni delle grandi corporate traballano, e i conti deposito sembrano essere uno dei pochi approdi relativamente certi.

Ma come difendere i propri risparmi dalla crisi, e trovare margini di guadagno? Analizziamo tre differenti scenari.

Scenario positivo: l’euro si salva, l’Unione Europea si rafforza con una più solida struttura fiscale, nessun Paese finisce in default.
Il primo dei tre scenari è, chiaramente, quanto vorremmo si realizzasse sul breve termine. Immaginiamo una situazione nella quale l’Italia possa uscire repentinamente dalle difficoltà: in questo caso sarebbe sufficiente ponderare adeguatamente gli investimenti nel nostro Paese, acquistando titoli di Stato a medio lungo termine, che avranno certamente rendimenti ancora attraenti.

In particolare, è possibile acquistare un quinto dei propri risparmi in un titolo inflation linked, che potrebbe garantire maggiori guadagni nelle ipotesi (probabili, in questo scenario) di incremento dell’inflazione in maniera sostenuta, entro un quinquennio.

La restante quota (immaginiamo, un pò meno della metà), potrebbe essere investita in titoli europei: una prevalenza può essere attribuita alle obbligazioni governative dei Paesi dell’eurozona, anch’essi salvi dalle attuali turbolenze; un’altra parte può invece essere indirizzata verso le obbligazioni delle grandi imprese.

E per le azioni? Nell’ipotesi di una uscita dalla crisi, è meglio buttarsi con cautela nel settore finanziario. I titoli degli istituti di credito, e dei comparti direttamente collegati, sono stati i principali penalizzati dalle difficoltà: logico pertanto attendersi rimbalzi importanti delle quotazioni.

Scenario intermedio: la situazione di instabilità prosegue, con una spaccatura ulteriore dell’Europa a due velocità.
E’ lo scenario nel quale ci stiamo lentamente indirizzando: le instabilità finanziarie proseguiranno nel lungo periodo, con una selezione dei componenti dell’Eurozona. Il rischio significativo è che qualche nazione membro possa essere lasciato indietro. Augurandoci che l’Italia non sia in coda.

Ma cosa fare in questo scenario? La ricerca della migliore diversificazione è d’obbligo: è possibile proseguire nell’acquisto di titoli di Stato, con una parte bilanciata dedicata all’acquisto di fondi e titoli puntuali di altre Borse extra europee. I listini dei mercati emergenti stanno soffrendo meno le difficoltà internazionali, e sono ancora oggi fabbrica di ottime occasioni.

Se invece non si vuole andare al di fuori del vecchio Continente, è possibile continuare a scommettere su quelle che sono le locomotive europee, contraddistinte ancora oggi da un rating elevatissimo: bond di Austria, Germania e Olanda garantiscono una solvibilità quasi certa.

Scenario negativo: l’euro muore, e gli Stati più deboli falliscono, innescando una catena di default multipli.
Se l’euro muore, la soluzione per investire (e guadagnare) è una: uscire fuori dall’Europa prima che sia troppo tardi. Pertanto, è probabile che se la situazione dovesse peggiorare, trascinandosi dal secondo al terzo scenario, masse straordinarie di investimenti verranno indirizzate verso gli Stati Uniti, il Canada, e l’Australia.

Una investimento complessivo potrebbe pertanto essere costruito bilanciando da una parte i titoli dei mercati extra europei “maturi”, e dall’altra quelli dei mercati maggiormente emergenti.

Conservare inoltre una parte del proprio patrimonio (non superiore al 10% – 15%) verso le materie prime e i metalli preziosi.

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